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Burnout, riconoscerlo e affrontarlo.

Il Burnout è una condizione di stress generato nel contesto lavorativo e/o derivante da esso. Il termine di origine anglosassone letteralmente significa esaurimento, crollo, surriscaldamento e genera un malessere a 360 gradi per il lavoratore. Comuni sono i vissuti di demotivazione, delusione e disinteresse con concrete conseguenze nella realtà lavorativa e sociale della persona. Ad essere più esposte sono le professioni sanitarie e assistenziali anche se, sempre più di frequente, il rischio burnout  si associa a qualsiasi contesto lavorativo con alte condizioni pressanti. Va detto che le cause del Burnout oltre che legate a fattori organizzativi, come appunto l’’ambiente e il tipo di lavoro, talvolta può essere generato da caratteristiche specifiche della personalità come un eccessivo bisogno di affermazione lavorativa a discapito della propria vita privata e personale. In ogni caso, il bournout genera sensazioni di svogliatezza. Ci si sente esausti, come se si bruciasse energia vitale, quindi incapaci di affrontare il quotidiano e costantemente sotto pressione. I problemi sul lavoro possono generare stress fisico-mentale al punto tale da trascurare i propri bisogni.

Inoltre, la maggiore quantità di cortisolo causata dall’’eccessiva tensione è collegata ad aumento di peso, problemi gastrointestinali, problemi di fertilità e disturbi mestruali, disturbi del sonno, irritabilità e  negatività.

Di seguito rischi cui va incontro chi soffre di questa forma acuta di stress lavorativo:

  • Maggiore probabilità di lasciare il lavoro
  • Possibilità di manifestare comportamenti autodistruttivi
  • Tendenza a fare più errori sul lavoro
  • Tendenza a trascurare i propri bisogni e le proprie esigenze al di fuori del lavoro

Riconoscere ed ammettere di vivere una situazione di questo tipo è il primo passo utile per chiedere aiuto.

Fame nervosa: rimedi e consigli.

A chi non è mai capitato di mangiare anche senza aver fame, fuori pasto e in modo disordinato? Soprattutto in periodi particolari, come quelli di eccesivo stress o di grande tensione emotiva, può subentrare la cosiddetta fame nervosa. Il cibo in questi casi diventa uno strumento per placare questa tensione e spostare l’’attenzione su altro. Ma a che prezzo? Sicuramente ad essere compromesso è quel delicato equilibrio corpo-mente con successivo aumento di peso, carenza di concentrazione, e in generale riduzione dell’’energia positiva che spinge verso salute e benessere.

Gli episodi compulsivi alimentari si indirizzano su qualunque tipo di cibo. L’’orario di comparsa può essere qualunque, ma statisticamente le ore più frequenti sono quelle serali e notturne.

Come riconosci la fame nervosa?

–     Emerge all’IMPROVVISO e dobbiamo soddisfarla subito. Anche se abbiamo mangiato da poco sentiamo l’’urgenza di mangiare di nuovo.

–     L’’impulso a mangiare c’’è indipendentemente dai segnali che manda “lo stomaco”. Possiamo essere sazi o aver mangiato da poco ma continuiamo a cercare cibo.

–     L’impulso è a mangiare solo confort food (cibi calorici e non sani)

–     Non ci lascia il tempo di scegliere cosa mangiare né come. Siamo disposti a sbranare qualsiasi cosa in frigo sia già pronta e senza regole (dolce-salato-dolce).

–     Dopo aver mangiato non ci lascia un piacevole senso di benessere ma insoddisfazione, colpa, vergogna, tristezza… questi stati emotivi sono spiacevoli e per evitarli si tende a mangiare di nuovo.

Suggerimenti per gestirla

Di seguito 4 semplici consigli da inserire nella vita di tutti i giorni per iniziare a gestire la fame nervosa:

Fare uno sport aerobico per scaricare la tensione

Lo sport aerobico genera rilascio di endorfine, sostanze chimiche prodotte dal cervello e dotate di una potente attività analgesica ed eccitante. Ciò può portare ad una riduzione dei momenti di tensione che solitamente precedono la fame nervosa.

Bere molto e tenere il corpo idratato

E’ importante avere sempre il corpo (e la mente) ben idratato. Riuscire a bere i famosi 2 litri di acqua al giorno (anche integrata con tisane specifiche), può calmare la voglia di mangiare a tutte le ore.

Mangiare lentamente

Mangiare lentamente permette di gustare meglio i cibi riuscendo a controllare meglio i comportamenti durante i pasti. Prendersi i giusti tempi per mangiare e masticare più a lungo, darà la possibilità al corpo-mente di “sentire il cibo” e  gioverà sicuramente alla digestione.

Fare degli snack sani

Oltre ai pasti principali, non saltare mai gli spuntini a patto che siano sani. Questa semplice regola è utile per non arrivare con un appetito da lupi ai pasti principali. 

Consumare cibi ad alto contenuto di fibre

Consumare spesso cibi con un alto contenuto di fibre permette di avvertire un senso di sazietà maggiore rispetto a tante altre pietanze.

Entrare in contatto con le proprie emozioni

Prendersi ogni giorno del tempo da dedicare al proprio dialogo interiore ed imparare così a riconoscere, accettare e rispondere alle proprie emozioni in modo coerente.

 

 

 

 

 

Disegnare fa bene al cervello.

Il disegnare induce la mente creativa ad esporre i propri meccanismi. Il disegnare dischiude il cuore del pensiero visivo, risveglia magicamente l’’immaginazione. Il disegnare è un atto di meditazione.
(Edward Hill)

Da uno studio condotto dalla Drexel University e pubblicato su The Arts in Psychotherapy, emerge che disegnare gratifica e fa sentire più creativi. Anche solo scarabocchiare sembrerebbe far bene alla salute del nostro cervello. Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori hanno reclutato un campione di 26 adulti di età compresa fra 18 e 70 anni, 8 dei quali erano degli artisti, chiedendo loro di colorare, disegnare o scarabocchiare per qualche minuto.

Durante queste attività, i ricercatori, attraverso uno strumento che si chiama spettroscopia funzionale nel vicino infrarosso (fNIRS), hanno misurato il flusso di sangue nella corteccia prefrontale (area cerebrale collegata a pensieri, emozioni e azioni, ma connessa anche al sistema emozionale, motivazionale e a quello della gratificazione). Se il flusso sanguigno aumenta in queste aree, significa che la persona sta vivendo un’esperienza che la fa sentire appagata.

Ed è esattamente quello che è successo in tutti i partecipanti allo studio, indipendentemente dalle loro capacità artistiche. Disegnare quindi potrebbe contribuire a farci sentire meglio. E non è tutto. Gli scienziati fanno sapere che, dopo aver scarabocchiato, i partecipanti si sono sentiti più creativi e più in grado di risolvere i loro problemi migliorando il proprio senso di autoefficacia percepita.

Frutta e verdura: i benefici per la mente.

Corpo e Mente. Non due entità diverse e connesse. Ma un’unità unica e indivisibile. Fatta questa premessa, va da se che tutto ciò che facciamo, sentiamo, pensiamo, e nello specifico, mangiamo ha effetti ben precisi sull’’unità Corpomente (o Mentecorpo).  Secondo uno studio pubblicato sul British Journal of Health Psychology dagli psicologi dell’University of Otago (Nuova Zelanda), mangiare grandi quantità di vegetali aiuta a sentirsi più calmi, più felici e più carichi di energie. Nella stessa direzione si pone uno studio delle Università di Harvard e del Wisconsin (Stati Uniti), pubblicato sulla rivista Psychosomatic Medicine.

I ricercatori dimostrano che chi segue una dieta ricca di frutta e verdura tende ad essere più ottimista. Riflettori puntati quindi sui carotenoidi, antiossidanti capaci di legare e eliminare i radicali liberi, aiutando il sistema immunitario.

Per affermare questo, gli esperti hanno chiesto a 982 fra uomini e donne di età compresa tra il 25 e i 74 anni di sottoporsi ad un esame del sangue e di compilare un questionario sugli stili di vita e il modo di rapportarsi agli eventi. Dalla combinazione dei dati delle due analisi è stato scoperto che nelle persone più ottimiste le quantità dei carotenoidi di cui sono ricche frutta e verdura sono superiori di una percentuale variabile tra il 3 e il 13% rispetto a quanto riscontrato nelle persone più pessimiste. Nello specifico, chi mangiava 3 o più porzioni di vegetali al giorno risultava essere più ottimista di chi ne mangiava 2 o meno.

“Gli individui con maggiore ottimismo tendevano ad avere maggiori livelli di carotenoidi, come il beta-carotene, nel sangue. Questo è il primo studio nel suo genere a segnalare una relazione tra ottimismo e un livello più alto di concentrazione di carotenoidi”, afferma Julia Boehm della Harvard School of Public Health.

Per concludere, anche se non se ne conoscono bene i meccanismi, i ricercatori sono pronti a sostenere la causa di una sana e corretta alimentazione orientata ad alimenti il più possibile naturali: frutta e verdura fanno bene al Corpomente e ci regalano belle emozioni.

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